Prime indicazioni operative in vista dell’accordo raggiunto tra UE ed UK in data 24.12.2020

Introduzione – Brexit

Dal 1° gennaio 2021,  il Regno Unito non è piu’ parte del territorio doganale e fiscale (Iva e accise) dell’Unione Europea e, pertanto la circolazione delle merci tra UK e UE viene considerata commercio con un “Paese terzo”; tornano, in tal modo, ad assumere rilevanza le barriere doganali tra Italia e Regno Unito.

A seguito di ciò:

  1. le cessioni di beni poste in essere tra soggetti operanti in Italia (come pure in altri Stati membri della UE) e il Regno Unito non potranno più qualificarsi come cessioni o acquisti intracomunitari, ma assumeranno natura di cessioni all’esportazione o importazioni e dunque dovranno adempiersi anche gli obblighi doganali;
  2. le prestazioni di servizi, sia B2B che B2C, dovranno qualificarsi come territorialmente rilevanti in Italia sulla base delle disposizioni degli artt. 7 ss. del DPR 633/72 che prevedono la controparte stabilita in un paese extra-UE;
  3. le prestazioni di servizi, quali ad esempio le lavorazioni su beni mobili o il noleggio di macchinari, che implicano una movimentazione degli stessi, comporteranno adempimenti doganali.

Per le operazioni con il Regno Unito, dunque, è necessario conformarsi a norme e procedure IVA diverse da quelle per le operazioni all’interno dell’UE. Mutano anche gli obblighi identificativi  e dichiarativi connessi alle cessioni di beni  e alle prestazione dei servizi (a titolo esemplificativo non è piu’ necessario la presentazione degli elenchi INTRASTAT e le operazioni assumono rilevanza ai soli fini del c.d. “esterometro”)

Qui di seguito,un primo quadro sintentico  delle principali novità contenute nell’ “Accordo di principio” il cui iter normativo non è ancora ultimato.

Principali effetti Iva e doganali post Brexit

  • Cessione B2B di beni dall’Italia al Regno Unito

L’operazione si qualifica come cessione all’esportazione, non imponibile ai fini IVA:

  • ai sensi dell’art. 8 co. 1 lett. a) del DPR 633/72, qualora il trasporto o la spedizione dei beni sia effettuato dal cedente italiano (o da terzi per suo conto);
  • ai sensi dell’art. 8 co. 1 lett. b) del DPR 633/72, qualora il trasporto o la spedizione dei beni sia effettuato dal cessionario inglese (o da terzi per suo conto) entro 90 giorni dalla consegna degli stessi nel territorio nazionale.

Il regime di non imponibilità è riconosciuto a condizione che si possa dimostrare l’avvenuta esportazione dei beni. Il cedente  o il cessionario (o terzi per loro conto) sono tenuti ad espletare le connesse formalità doganali:

  • presentazione della dichiarazione di esportazione con allegazione della fattura di vendita;
  • corretta compilazione della bolletta doganale;
  • presentazione formulario Dau, secondo gli standard in uso e come regolamentati dalla disciplina unionale;
  • eventuale sottoscrizione della dichiarazione di libera esportazione;
  • eventuale prova di origine circa l’origine preferenziale UE della merce esportata.

Le dichiarazioni sono oggetto, ogni volta, di controllo da parte della dogana di esportazione e/o della dogana in uscita. Inoltre, la bozza di accordo tra UE e Regno Unito riconosce, la qualifica di operatore economico autorizzato (AEO), con la conseguenza che l’esportatore nazionale in possesso di tale status beneficerà di semplificazioni in Dogana.

Si evidenzia che l’attuale sistema delle prove intra-unionali sarà sostituito dall’appuramento, da verificare nel sistema Aida dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mediante digitazione del MRN (Movement Reference Number), del regime doganale di esportazione. Il fornitore italiano  non è tenuto ad includere l’operazione nella comunicazione delle operazioni trasfrontaliere essendo escluse dall’adempimento  le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale.

  • Acquisti B2B di beni provenienti dal Regno Unito

L’operazione si qualifica come importazione, soggetta a IVA in Italia, ai sensi degli artt. 67 ss del DPR 633/72. Tali importazioni hanno per oggetto l’introduzione nel territorio dello Stato di beni:

  • provenienti da Stati o territori non compresi nel territorio doganale dell’Unione europea;
  • che non siano già stati immessi in libera pratica in un altro Stato membro della UE.

Il fornitore italiano non è tenuto a includere l’operazione nella comunicazione delle operazioni trasfrontaliere, essendo escluse dall’adempimento le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale. L’operatore economico che importa dal Regno Unito deve avere un codice EORI valido.

Le merci non comunitarie destinate al Mercato Unico UE, in particolare, sono vincolate al regime di immissione in libera pratica , che comporta:

  • la riscossione dei dazi dovuti in importazione;
  • l’espletamento delle formalità stabilite per l’importazione delle merci.
  • Prestazione di servizi

La circostanza che il Regno Unito, terminato il periodo transitorio, si qualifichi a tutti gli effetti come “Paese terzo” ha delle conseguenze anche in relazione alle prestazioni di  servizi, seppure le stesse non sono così marcate come quelle rilevate per le compravendite di beni e le movimentazioni degli stessi senza vendita.

La rilevanza territoriale, ai fini IVA, di una prestazione di servizi non muta, posto che il criterio di collegamento distingue a seconda della circostanza che il prestatore o il committente siano stabiliti o residenti oppure il luogo di utilizzo si trovi entro i confini del territorio dello Stato o fuori dagli stessi.

  • Prestazione di servizio B2B generiche

La regola generale (art. 7-ter co. 1 lett. a) del DPR 633/72) statuisce che le prestazioni di servizi generiche rese a committenti soggetti passivi d’imposta sono territorialmente rilevanti in Italia se ivi è stabilito il committente stesso. Pertanto non si registrano particolari variazioni a seguito della Brexit, se non in relazione agli obblighi documentali e comunicativi.

Casi:

  1. Prestazione di servizio generiche da IT a GB

Il prestatore italiano è tenuto a comprovare lo status di soggetto passivo d’imposta del committente inglese facendosi inviare prova documentale rilasciata dall’Autorità Competente. Inoltre il prestatore italiano è tenuto ad emettere fattura, che rechi in luogo dell’imposta, facoltativamente il riferimento normativo e obbligatoriamente la dicitura “non soggetta IVA”.

Tali operazioni devono essere incluse nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere.

2. Prestazione di servizio generiche da GB a IT

Il prestatore italiano è tenuto ad applicare l’imposta dovuta mediante inversione contabile, a norma dell’art. 17 co.2, primo periodo del DPR 633/72, emettendo un’autofattura.

Tali operazioni devono essere incluse nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere.

  • Prestazione di servizio B2B non generiche

Si registrano dei mutamenti solo con riferimento alle locazioni a breve termine di mezzi di trasporto.

Accise

Le accise sono esigibili sui prodotti ad esse soggetti (bevande alcoliche, prodotti del tabacco ecc.) al momento della loro importazione dal Regno Unito nel territorio IVA dell’Unione europea.

Beni originari dell’UE o del Regno Unito

L’art. 5 dell’accordo tra Unione Europea ed il Regno Unito dall’altro, sancisce il principio per il quale, nei reciproci scambi commerciali, sono vietati dazi doganali su tutte le merci originarie delle rispettive parti. Affinchè il divieto di imposizione daziaria sia efficace è tuttavia necessario che le merci reciprocamente esportate rispettino tutte le regole di origine che sono enunciate al Capitolo 2 dell’Accordo medesimo.

Le merci che non soddisfano i requisiti di origine saranno soggette a dazi doganali anche in presenza di un accordo commerciale tra l’UE e il Regno Unito che preveda tariffe pari a zero e nessun contingente.

La richiesta di non applicazione dei dazi su prodotti “originari” deve essere basata su una dichiarazione dell’esportatore nella quale viene attestato il carattere originario UE delle merci esportate ovvero la conoscenza da parte dell’imprenditore che le merci sono oroginarie dell’UE.

Per l’attestazione di origine preferenziale, l’esportatore e/o l’importatore potrà dichiarare il carattere originario delle merci ove disponga di documentazione che a vario titolo sia in grado di dimostrare l’effettiva origine unionale delle merci medesime.

La dichiarazione dell’origine potrà essere resa direttamente su fattura o su qualunque altro documento commerciale che accompagna la merce.

Operazioni a cavallo d’anno

Si prevede espressamente che le cessioni di beni spediti o trasportati dal territorio del Regno Unito verso il territorio di uno Stato membro  e viceversa prima del 31 dicembre 2020, con arrivo dopo il 01 gennaio 2021, rimangono  sottoposte alle regole doganali, IVA e accise esistenti prima della fine dell’anno e quindi saranno operazioni intracomunitarie ( le operazioni rilevano ai fini della compilazione, nel 2021, degli elenchi riepilogativi INTRASTAT).  

Viene richiesto l’appuramento presso la Dogana dello Stato di destinazione dei beni, ai fini di dimostrare la natura dell’operazione mediante documentazione che attesti l’inizio del trasporto  o della spedizione  nel 2020.